Qual è il ruolo di noi istruttori/ istruttrici di yoga? Dirigere la pratica o insegnare lo yoga?
Mi capita di vedere usare indiscriminatamente per lo stesso ruolo i termini di istruttore, insegnante e professore e credo che questo possa generare confusione in chi si avvicina al mondo dello yoga.
Intanto dobbiamo dare una corretta collocazione allo hatha yoga nell’ambito da ciò che è Yoga nella sua globalità. E per farlo possiamo fare riferimento agli Yoga Sutra di Patanjali, uno dei principali testi filosofici che ci viene dall'India.
Lo Hatha yoga è solo uno degli otto passi dello yoga: è lo yoga del corpo, delle "asana". Mentre nella sua globalità lo yoga è una filosofia di vita e un cammino spirituale che include i seguenti altri sette passi: astensioni (non violenza, verità, onestà, continenza, nessuna possessività), osservanze (purificarsi, appagamento, serietà, studio di sé), Pranayama, distacco, focalizzazione, meditazione, unità. Lo yoga, dunque, ci parla di trasformazione, di amore e di rispetto: di sé, dell’altro/ altra, della natura e in definitiva della vita nella sua totalità.
Se ci riferiamo allo hatha yoga -il terzo passo appunto- va detto che generalmente chi conduce i gruppi di yoga ha realizzato un processo di formazione di almeno 200 ore, che ha strutturazione pressoché simile nei vari paesi del mondo occidentale.
Ci sono anche paesi e realtà dove il processo di formazione non è così strutturato e dove –come avveniva anticamente- si impara praticando accanto al maestro ed è il maestro che comunica al discepolo quanto questi è pronto per dirigere la pratica. Un'altro dei principali testi sacri della India si chiama appunto Upanishad, che vuol dire “stare seduto vicino al maestro”. È un testo che venne tramandato oralmente per centinaia di anni, fino a quando non venne scritto. A quel tempo non servivano testi sacri, c’erano i maestri a tutelare la fedeltà alla pratica e alla tradizione.
Va detto anche che ci sono decine di tipi di Hatha Yoga e tanti stili personali quanto istruttori ed istruttrici nel mondo.
Dunque un istruttore o una istruttrice si forma in Hatha Yoga, nello stile che presceglie e che fa via via suo, e comincia a introdurre la filosofia dello yoga nella sua vita. Io sono solita dire, per esempio, che all’inizio lo yoga era per me uno strumento di benessere ed è via via diventato un sentiero di verità: una sorta di binario lungo il quale la mia vita si muove.
Quando si usa il termine “insegnante”, invece, si concentra il senso della pratica appunto nell’insegnamento, che è un concetto lontano dalla filosofia e dalla pratica dello hatha yoga. Nella tradizione nella quale mi sono formata, per esempio, usiamo il termine “pratica di yoga” piuttosto che “classe di yoga”.
Oltretutto, usare il termine “insegnante” per gli istruttori può generare confusione con il termine “professore di yoga”, che invece è colui o colei che forma istruttori. O “maestro” che è la guida spirituale di un gruppo o una tradizione.
Insomma: io credo che noi istruttori/ istruttrici non insegniamo. “Stiamo in yoga”, piuttosto. Condividiamo la nostra pratica e guidiamo i praticanti alla conoscenza di questa tradizione millenaria. Ma indefinitiva il maestro o la maestra è dentro ciascuno di noi. E questo è chiaro quando dirigi la pratica: perché ogni giorno capiterà che arrivi nel tuo spazio un praticante o una praticante che ti insegnerà qualcosa di nuovo e che contribuirà a rafforzare il tuo percorso.
Om Shanti

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